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tratto da il Levante

La leader dell’opposizione della Birmania (dal 18 giugno 1989 ufficialmente Myanmar) , Aung San Suu Kyi , ha oggi presentato il ricorso in appello alla Corte Suprema della Birmania contro la sentenza di condanna a 18 mesi di arresti domiciliari.

Aung San Suu Kyi, Nobel per la Pace nel 1991, è stata incriminata per violazione degli arresti domiciliari dopo aver ospitato senza autorizzazione un cittadino americano, William Yethaw, il 3 maggio scorso, che aveva raggiunto a nuoto la sua residenza.

La sentenza originaria emessa dal tribunale speciale del regime del Myanmar era di tre anni di prigione e lavori forzati, ma la pena è stata subito commutata in un supplemento di 18 mesi agli arresti domiciliari dal generale Than Shwe, leader della giunta militare del paese.

La leader dell’opposizione 64enne ha trascorso 14 degli ultimi 20 anni in stato di detenzione, per lo più agli arresti domiciliari. Questa ennesima condanna comminata a suo carico, secondo alcuni attivisti dell’opposizione, è solo un tentativo della giunta dei generali, che vìolano i diritti della popolazione del Myanmar con una dittatura imposta da più di 40 anni, di escludere Suu Kyi dalla scena politica in vista delle elezioni del 2010.

Recentemente gli appelli per la liberazione della leader dell’opposizione democratica non sono mancati.

Durante la sua tournèe asiatica Barack Obama ha chiesto al Myanmar di liberare Suu Kyi e di preparare per il 2010 elezioni “libere, giuste, trasparenti e aperte”. Questo appello alla giunta militare del Myanmar è stato inserito all’interno di una dichiarazione diffusa al termine della riunione dell’Asean. La stessa identica richiesta affinchè le elezioni siano svolte in modo “libero e trasparente” è stata sottoscritta anche dai leader dell’Apec (il forum economico Asia Pacifico) e inserita nel documento finale del vertice Apec svoltosi a Singapore.

Il Comitato delle Nazioni Unite, lo scorso 19 novembre, ha condannato il Myanmar per le “sistematiche violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali del popolo birmano”. Si tratta di una mozione non-vincolante contro la dittatura birmana approvata con 92 voti favorevoli, 26 contrari e 65 astensioni. Le Nazioni Unite hanno chiesto che la leader dell’opposizione venga rilasciata insieme a tutti i detenuti politici rinchiusi nelle carceri del Myanmar.

Aung San Suu Kyi, figlia di uno storico oppositore del regime militare birmano, è agli arresti domiciliari dal 1989 ed è ormai diventata un simbolo della lotta per la libertà birmana.

Grazia Di Leo

Que sera sera

Tutto e subito. Con istinto e passione. Detesto le attese. Amo l’attimo che si vive, non quello che si sogna.

A volte faccio dei programmi solo per sentirmi una persona “normale”. Programmi che stravolgo. Puntualmente.

tratto da  il Levante

I paesi emergenti alzano la voce e riaffermano la propria fedeltà al Protocollo di Kyoto. “Il protocollo di Kyoto non è negoziabile”, resta lo “strumento legale “ da estendere e rafforzare con cui si chiede la riduzione del 40% delle emissioni dei gas serra da qui al 2020.  L’identità d’intenti è stata messa a punto nell’incontro tra negoziatori di Cina, Brasile, India, Sudafrica, e Sudan, stato che presiede quest’anno ilG77 che raggruppa i paesi in via di sviluppo.

Il documento è stato presentato come risposta alla bozza di accordo preparata dalla presidenza danese della Conferenza Onu di CopenaghenLa priorità per tutti è la stessa ed indiscutibile:sviluppo economico e sradicamento della povertà“ – si legge nel documento. Si richiede espressamente ai paesi sviluppati che non hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto- Stati Uniti in particolar modo- di aderire agli stessi impegni: tagliare le emissioni di gas serra e stabilire degli obiettivi condivisi.

L’ altro nodo da sciogliere durante il vertice è quello degli aiuti ai paesi in via di sviluppo. La bozza messa a punto da questi ultimi prevede una forma di aiuto finanziario attraverso l’istituzione di un Fondo globale del clima che dovrebbe essere amministrato dall’Onu.

La 15esima Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, riunita a Copenaghen, ha come obiettivo quello di negoziare un nuovo trattato per impegnare la comunità internazionale a prendere provvedimenti in grado di fermare il riscaldamento globale. L’accordo dovrà sostituirsi al Protocollo di Kyoto in scadenza nel 2012 –primo tentativo per contrastare i cambiamenti climatici fatto in ambito Onu.

La conferenza si concludere il 18 dicembre. La trattativa resta complessa e intricata.

Grazia Di Leo

tratto da il Levante

Cinque membri di minoranza uigura sono stati condannati a morte per i violenti disordini esplosi nelXinjiang a luglio, lo ha reso noto l’agenzia di stato Xinhua. Gli incidenti di luglio nel Xinjiang, che hanno coinciso con la visita ufficiale in Italia del presidente cinese Hu Jintao, sono stati innescati da una manifestazione di protesta per l’assassinio, avvenuto il 26 giugno scorso nel sud della Cina, di due uiguri (uccisi in seguito ad uno scontro con operai cinesi).

Dei cinque condannati Memeteli Islam è stato accusato di aver ucciso un ufficiale di polizia spaccandogli la testa con un mattone. Mamattursun Elmu e Memeteli Abburakm sono stati accusati di aver attaccato un minibus e di aver colpito un uomo e una donna, che si trovavano al suo interno, prima che questi morissero. Kushiman Kurban è stato dichiarato colpevole per aver aver pugnalato a morte un passante. La condanna di Helil Sadir è stata invece emessa per l’uccisione di un passante con una bottiglia di birra e calci in faccia.

Il Xinjiang è una regione della Cina ufficialmente autonoma, la cui popolazione è costituita per metà da uiguri, turcofani e di religione islamica. A causa della tensione tra il governo centrale e i movimenti indipendentisti, il Xinjiang, insieme al Tibet, è l’area politicamente più sensibile della Cina. Gli indipendentisti sostengono che gli scambi commerciali , le attività culturali e le abitudini religiose sono state limitate dal governo centrale gradualmente.  Gli uiguri sono vittime di discriminazioni di ogni sorta, di arresti arbitrari, torture ed esecuzioni” ha più volte dichiarato Rebiya Kadeer, la pasionariadegli uiguri. Gli indipendentisti inoltre accusano Pechino di aver enfatizzato la minaccia terroristica rappresentata dagli uiguri per facilitarne la repressione. Secondo Pechino invece, nella regione dello Xinjiang, i terroristi uiguri, per ottenere l’indipendenza della regione, conducono una campagna di violenza.

Grazia Di Leo

Esplosione di emozioni

Energia. Assaporare il mondo fino ad annullartici dentro.

tratto da  il Levante

La scorsa settimana il governo pachistano ha diffuso una lista di circa 8000 nomi di politici e burocrati, inclusi il presidente Asif Ali Zardari, il ministro dell’interno e quello della difesa, protetti da un decreto di immunità.  Tale immunità è venuta meno nel momento in cui il governo non ha rinnovato l’amnistia , la cui scadenza era prevista per il 28 novembre. L’amnistia fu introdotta dall’ex- presidente Pervez Musharraf nel 2008 con un’ordinanza che sospendeva tutti i processi per corruzione contro gli oppositori politici principali e contro gli esponenti del Partito Popolare Pachistano(PPP), compresi Benazir Bhutto e suo marito Zardari.

Zardari, dopo l’assassinio di sua moglie Benazir Bhutto nel dicembre 2007, fu eletto presidente nel 2008 succedendo a Musharraf e completando il processo di transizione da un governo militare ad uno (civile) democraticamente eletto. Il presidente pachistano Zardari è stato a lungo oggetto di accuse di corruzione. Quando era ministro dell’investimento , durante il governo della sua defunta moglie, tra il 1993 e il 1996, si guadagno il soprannome di “Signor dieci per cento” per via delle commissioni che egli ricevette sui contratti di governo. Inoltre trascorse quasi 8 anni in prigione, affrontando un processo su tre casi di omicidio e diversi casi di corruzione prima che venisse liberato nel 2004 su cauzione.  La scadenza dell’ordinanza, National Reconciliation Ordinance (NRO), ha prodotto forti tensioni politiche all’interno del paese.

L’opposizione teme una proroga dell’ordinanza da parte del presidente Zardari che potrebbe evitare il processo grazie all’immunità presidenziale. Ma lo stesso presidente ha negato la possibilità di una proroga. Questa mossa, secondo alcuni analisti, potrebbe essere il segnale di eventuali dimissioni da parte del presidente pachistano. Secondo altri analisti, invece, la decisione è soltanto una concessione all’opposizione che auspica, già da molto tempo, le dimissioni o la riduzione dei poteri di Zardari.

Possibile conseguenza di tali tensioni sembra essere la decisione presa venerdì 27 novembre, con decreto presidenziale, del trasferimento della presidenza della National Command Authority, incaricata del controllo dell’arsenale nucleare, dal presidente Asif Ali Zardari al primo ministro, Yousaf Raza Gilani. Le forti tensioni politiche e l’impopolarità di Zardari, sviluppatesi nel paese, costituiscono fonte di preoccupazione per gli alleati occidentali.

Grazia Di Leo

tratto da il Levante

Tokyo, Singapore, Shanghai, Pechino e Seul. Sono queste le città protagoniste del debutto asiatico del presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Dopo l’incontro a Tokyo con il premier Yukio Hatoyama, Barack Obama è ripartito per Singapore, seconda tappa del suo viaggio in Asia, dove questioni climatiche sono state portate all’attenzione. “C’è stata la constatazione da parte dei leader che è irrealistico attendersi un accordo entro 22 giorni”. Con queste parole di Michael Froman, esperto di economia internazionale al National Security Council, il vertice di Copenaghen è stato declassato e nel documento finale del vertice Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation) non figura più l’obiettivo di dimezzare le emissioni di anidride carbonica entro il 2050.

La tappa in Cina ha avuto inizio al Museo della Tecnologia di Shanghai dove, di fronte a 300 studenti, Obama ha affrontato la questione della censura di internet riaffermando l’importanza della libertà di espressione: “La libertà di espressione e di partecipazione politica sono valori universali e dovrebbero essere garantiti a tutti, anche alle minoranze etniche e religiose, tanto che vivano negli Stati Uniti, in Cina o altrove”. Con la tappa successiva di Pechino, nel vertice con Hu Jintao, Obama ha ricordato che i due paesi, Cina e Stati Uniti, “insieme” possono affrontare i problemi globali e, per la prima volta in questo viaggio, ha auspicato un dialogo con il Dalai Lama “sebbene nel contesto dell’integrità territoriale cinese di cui il Tibet fa parte”

E’ in Corea del Sud che il “Primo Presidente Usa che viene dall’Asia-Pacifico” (perché nato alle Hawaii e cresciuto in Indonesia), così si presentava Obama a Tokyo, conclude la sua tournée asiatica.

Prima di ripartire per gli USA, Obama incontra il presidente sudcoreano Lee Myung-Bak e poi le truppe americane di stanza a Osan, in Corea del Sud. Insieme con il suo omologo sudcoreano, Obama affronta la cruciale questione della denuclearizzazione offrendo “aiuti economici e dialogo” se Pyongyang rinuncia alla bomba atomica attraverso “un processo completo e verificabile”. L’America è pronta ad utilizzare il deterrente nucleare nel caso in cui la Corea del Nord dovesse minare la sicurezza della Corea del Sud. I legami tra i due paesi sono solidi, “gli Stati Uniti sono fortemente motivati a difendere la Corea del Sud, anche se con il deterrente nucleare” ha detto Obama, ribadendo così la necessità dell’ombrello nucleare americano, soprattutto dopo i test missilistici e nucleari di Kim Jong Il. Obama ha inoltre annunciato “nuove sanzioni” contro l’Iran, se non accetterà di trasferire all’estero ( Russia o Francia) il suo uranio da arricchire.

Negli Stati Uniti è stato già fatto un bilancio critico di questa tournèe asiatica. Impietoso il giudizio del Washington Post: “Obama torna dalla Cina senza risultati sui dossier importanti, dal nucleare iraniano alla rivalutazione del Renminbi. E’ poco per un presidente che fece campagna elettorale promettendo grandi cambiamenti nella diplomazia. L’unica cosa che è cambiata è il tono conciliante degli Stati Uniti.”

Grazia Di Leo

Ormai non ci speravo più, credevo non ci fosse più tempo per noi, che l’ amicizia bellissima che c’era stata per diversi anni fosse un capitolo chiuso, un lontano ricordo. E  invece…

Sei anni. Ognuno con la sua vita,  con gioie,  delusioni, successi e tutto il resto, per sei lunghi anni. Una lunga interruzione…..

Silenzi, indifferenza e tanta lontananza…

E’ bastato scrivergli un messaggio su Facebook,  con il pretesto di un concerto, per  riprendermi l’amico perso……

E dalla sua risposta ho capito che per entrambi, in quel lungo periodo, era sempre stata viva……sepolta da montagne di orgoglio..e un po’ di infantilismo…

Sono indescrivibili le emozioni che ho provato nel leggere le sue mail su facebook, posso solo dire che ho sentito subito una grande voglia di abbracciarlo, leggevo e rileggevo..perchè non mi sembrava vero…

Fuck the past, Kiss the future..

Il passato non conta più, ora voglio godermi questa storica amicizia…nel modo più sincero e autentico….per sempre..

Ti voglio bene


 

Terremoto Abruzzo

Terremoto Abruzzo

 

 

Ciò che è accaduto in Abruzzo pochi giorni fa dovrebbe far riflettere un pò tutti.

Non è stato un terremoto, è stata una catastrofe. A mio avviso si poteva evitare. Se l’Aquila e tutti i comuni circostanti non avessero “dormito ” sulle scosse continue e di intensità crescente che vi sono state da ottobre.

Nessun sindaco o geologo ha preso provvedimenti in merito, soltanto il tecnico Giuliani aveva previsto una catastrofe, previsione che gli è costata una denuncia per procurato allarme. Ma al di là del dibattito sulla prevedibilità o meno dei terremoti c’è qualcosa di più, una “scoperta” agghiacciante. 

Alcune chiese costruite nel 1770 hanno retto alla  scossa delle 3,32 di magnitudo 5,8; case,ospedali e la casa dello studente si sono disintegrate all’istante. Passano poche ore e qualcosa viene a galla: si trattava di edifici costruiti con cemento riempito con sabbia di mare ( con il tempo le fondamenta sono state corrose dal sale).

Un altro motivo di vergogna per l’ Italia, dopo le gaffes del nostro amato presidente, dopo il fenomeno della munnezza  a Napoli e prima di chissà quante altre cose.

Il mio augurio è che l’Abbruzzo possa uscire dall’emergenza in meno di 15 anni, seguendo magari l’esempio del Friuli.

Io, come tutti gli italiani, non mi dimenticherò di voi.

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